STORIA DELLA SANREMESE CALCIO

La Sanremese è la squadra principale della città di SANREMO ( clicca QUI ).Di seguito è riportato un riassunto della centenaria storia della Sanremese, percorrendo i periodi di splendore degli anni della Serie B alla fine degli anni '30 e quelli della Serie C1 degli anni '80, fino ai momenti più neri della sua storia con i vari fallimenti che si sono susseguiti negli ultimi decenni grazie a presidenze scellerate. Il data-base è quello ripreso direttamente dal sito internet "Sanrepedia" creato da Gerson Maceri grande tifoso biancazzurro, che ha realizzato un lavoro di ricerca minuzioso ed encomiabile.

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Storia: il calcio a Sanremo? Dal 1911

All’atto della fondazione dell’ U.S. Sanremese, avvenuta nel 1904, spicca la mancanza fra le tante discipline, di una sezione calcistica.

 Solo nel 1911 nasce la prima Sanremese Calcio, sotto il nome prima di Ausonia, poi di Speranza. Primo presidente fu “Tunen” Canessa. Dopo anni di gestioni vivaci caratterizzate da cambiamenti dirigenziali repentini, la società ottiene il suo primo successo.

Il calcio, considerato in quei tempi il “parente povero” di altri sport come il pallone elastico, era poco seguito a Sanremo. La leadership calcistica del Ponente ligure apparteneva a Ventimigliese e Imperia. Ma la neonata Sanremese nel Trofeo Locatelli, all’inizio degli anni venti, supera entrambe le “cugine”, più il Bordighera.

E’ un segnale forte, davanti al numeroso e appassionato pubblico di Taggia, dove si disputa il torneo.

 

La squadra era composta anche da tre rinforzi occasionali, uno svizzero e due genovesi, ed era accompagnata da una madrina. E’ il primo acuto di una storia ricca di emozioni…

 

Storia: gli anni ’20, nell’ombra dell’U.L.I.C.

Nonostante il Trofeo Locatelli, il calcio a Sanremo rimane ancora una disciplina minore.

Addirittura la Sanremese non partecipa ai campionati della Federcalcio, bensì a quelli dell’U.L.I.C. (Unione Libera Italiana Calcio).

Una federazione minore, di basso livello, alla quale aderiscono squadre come Borgo Peri Imperia, SGUF Imperia, Circolo Agostino Scarpa Imperia, O.N.B.”E.Toti”Imperia, A.C. Ventimiglia, Vallecrosia, C.Antoniana Bordighera… Sfide di campanile, certo, ma di basso profilo.

Anche i giornali danno molto spazio al pallone elastico, mentre per la Sanremese che va a giocare sul campo del Borgo Peri, c’è solo “un augurio di una bella affermazione a quei volenterosi giovani”.

I volonterosi giovani, detto per inciso, sono i giocatori sanremesi, e non vi sono tracce di commenti tecnici! Un grande problema è la mancanza di un campo. Si è costretti a giocare su campi di fortuna, come il velodromo della Foce, o lo sferisterio del pallone elastico, o perfino nell’area del mercato dei fiori!

Una formazione di quegli anni: Lecci, Melini, Moraglia, Fico, Gragnani I, Gragnani II, Siviero, Ventura, Conti, Ughetto-Prainotti, Anselmi.

Storia: il campo, una necessità reclamata a lungo

L’11 dicembre 1929 l’Eco della Riviera dà notizia delle nuove cariche sociali in seno all’Unione Sportiva Sanremese. Il Presidente Vittorio Allaria illustra un vasto programma di potenziamento della società. La sua attenzione però è rivolta in special modo al calcio, per il quale fa presente le difficoltà economiche e la deleteria mancanza di un campo, magari polisportivo.

In una intervista Allaria ripone molte speranze nella costruzione di un campo: “La sua attuazione risolverà il problema del benessere della società sportiva, rincuorerò ed attirerà la gioventù a dedicarsi ai suoi cimenti, sottraendola a divertimenti insani e poco educativi, spingendola all’amore dell’educazione fisica ritemprante la mente, il cuore, la salute, patrimonio prezioso per la patria. Tale sana palestra potrà servire agli aderenti all’Opera Nazionale Dopolavoro, premilitari, milizia, balilla, piccole e giovani italiane, scolaresche per le proprie manifestazioni di carattere. La creazione del campo sportivo comporta, ben inteso, il sorgere di una costruzione con sale adatte agli allenamenti”.

Poco dopo, miracolo dei tempi, l’appello viene accolto, e nel 1932-33 entra in funzione il complesso polisportivo che oggi è semplicemente lo Stadio Comunale. Sarà questo il volano che farà decollare il calcio a Sanremo. Nel giro di pochi anni, il calcio soppianta il pallone elastico nel ruolo di sport leader nel Ponente e anche la Sanremese esce dalla sua fase pionieristica ed amatoriale per darsi una vera e propria organizzazione societaria.

Storia: l’affiliazione alla Federcalcio e il calciomercato esotico

 

La Sanremese Calcio, con il nuovo stadio, può così finalmente abbandonare la dimensione provinciale e i campionati dell’ U.L.I.C. per entrare nell’orbita nazionale della Federcalcio. Stagione 1934-35: la Sanremese allenata da Cassanelli gioca e vince il campionato di Seconda Divisione e viene ammessa alla Prima Divisione, l’attuale Serie C. Lo stesso allenatore ci offre uno spunto aneddotico grazie ad un trafiletto scritto di suo pugno sull’Eco della Riviera, probabilmente a seguito di qualche critica giunta dai tifosi in allenamento: “Ho avuto occasione di rilevare come talvolta il pubblico che assiste agli allenamenti delle squadre di calcio, si lasci trasportare ad inveire contro qualcuno dei calciatori per il suo giuoco ritenuto non soddisfacente. Tale sistema costituisce un gravissimo errore e pertanto richiamo il pubblico ad astenersi da tali manifestazioni, evitando così che si adotti il provvedimento di effettuare gli allenamenti a porte chiuse. L’allenatore Cesare Cassanelli”.

 

E’ chiaro ormai: il calcio a Sanremo sta passando da una dimensione casereccia ad una mascheratamente professionistica. Cominciano ad arrivare acquisti da fuori Sanremo. Il primo, nel 1933, è Emilio Salamano, dall’Acqui Terme, che così racconta il suo arrivo alla stazione ferroviaria di Sanremo: “Quando il treno sul quale viaggiavo si fermò sotto la pensilina della stazione notai una insolita animazione. Pensai che forse nello stesso convoglio v’era qualche alta personalità. Soltanto in seguito compresi che tutta quella folla era venuta per me. Ebbi una accoglienza che mai dimenticherò: autorità e sportivi mi accompagnarono quasi in corteo presso un albergo cittadino, ove fui colmato di cortesie e gentilezze”.

Nell’estate del 1933, arriva anche il primo straniero della storia della Sanremese: è uruguayano, si chiama Riccardo Frione, di professione attaccante. Approda a Sanremo via Ambrosiana Inter, che lo preleva dai Wanderers di Montevideo. Ormai la Sanremese è matura per conoscere l’apice della sua esistenza: la Serie B.

 

Storia: la “doppia promozione” per conquistare la Serie B

Alla promozione in Prima Divisione del 1934-35, segue un altro campionato di vertice. La Sanremese di laurea infatti campione ligure della Prima Divisione, ma gli spareggi finali persi contro Siena, Udinese e Reggiana non le regalano la Serie B. In compenso, i biancoazzurri vengono ammessi nella nuova Serie C. Un tecnico austriaco, Weber Rumbold, due forti stranieri come il già ricordato Frione e l’argentino Bertolo, e un lungo braccio di ferro con lo Spezia caratterizzano quel campionato dai connotati prettamente liguri. Gli aquilotti vanno in fuga, forti anche della punta di diamante Scarabello, ma proprio nel finale di stagione vengono agganciati dalla Sanremese a quota 46. Si rende necessario così uno spareggio, con un teatro particolare (lo Stadio Marassi di Genova) e un arbitro d’eccezione (Caironi, solitamente in Serie A). E’ il 24 maggio 1936. Da Spezia si mobilitano in 7000, da Sanremo in 1000.Ed allora comincio dal treno delle 11:31, il cosiddetto treno biancoazzurro. Era ricolmo all’inverosimile. Sportivi di ogni condizione l’avevano preso d’assalto… Il treno correva veloce verso la Superba nella quale già attendevano quella parte di appassionati partiti in precedenza. All’arrivo a Genova avvenne il congiungimento, ed il gruppo compatto dei tifosi si avviò al campo con il bandierone biancoazzurro in testa”.

Fra i tifosi, anche Dorando Pietri, sfortunato e leggendario maratoneta azzurro alle Olimpiadi di Londra 1908.

Ma ecco le formazioni

: Sanremese che si schiera con Traverso,

Bertolotto, Gilardoni, Bertolo, Alice, Finelli, Salamano

, Frione, Pantani, Ferrari, Jones. Spezia che risponde con Baratti, Farina, Santillo, Cerotto, Cattaneo, Venturini, Calzolari, Spella, Bermone, Scarabello, Zuliani.

E’ un match avvincente, lo Spezia attacca di più, ma la Sanremese replica colpo su colpo soprattutto in contropiede. L’episodio chiave capita al 73’: il sanremese Pantani scatta sulla sinistra, attira su di sé due difensori spezzini, quindi calibra un cross preciso al centro che l’uruguagio Frione raccoglie con un tiro al volo potente. Siamo a dieci

metri dalla porta, la palla viene indirizzata all’angolino basso alla destra del portiere Baratti. Il portiere spezzino si tuffa bene, sembra bloccare la palla che però gli sfugge, rimbalza sul terreno per poi tornare fra le sue mani.

L’arbitro Caironi è irremovibile: è goal, goal della Sanremese! Lo Spezia protesta, attacca a testa bassa negli ultimi minuti ma non c’è nulla da fare: la Sanremese vince 1-0 sullo Spezia e vola in Serie B!

Il ritorno a casa della squadra è accelerato dall’ordine del Podestà Guidi: “Dovete rientrare a Sanremo. Qui vi aspettano tutti”. E i giocatori, prendendo a Genova il treno delle 21:50, tornano nella città dei fiori all’una passata. Nonostante l’ora è l’apoteosi

. Una moltitudine di gente aspetta i loro beniamini per festeggiare la

promozione. E per i giocatori, 1000 lire di premio-spareggio ciascuno più 4000 lire di premio-promozione. Non male, pensando al motivetto contemporaneo “Se potessi avere mille lire al mese”!


A Spezia ovviamente, il clima è opposto
. “Uno scandalo calcistico degno dello splendido isolamento dei figli di Albione”, scrivono sul Giornale di Genova da La Spezia. Parte così il ricorso degli aquilotti al Direttorio della Federcalcio. Gli spezzini puntano il dito contro due “errori tecnici”: il primo riguardante il goal convalidato a loro parere ingiustamente, il secondo invece per una inadempienza del biancoazzurro Bertolo, che uscito dal campo per infortunio al 77’, è rientrato “traversandolo in senso longitudinale dall’area di porta della Sanremese, violando il capoverso 5 dell’articolo 12 del Regolamento”. Senza moviole, tocca a Renzo Bidone, firma illustre del giornalismo genovese, dirimere la vicenda: “Una breve inchiesta, condotta per conto nostro con testimonianze ineccepibili da persone che si trovavano sulla linea di porta, ci permette di asserire che la palla tirata da Frione sfuggì a Baratti di quel tanto da varcare completamente la linea, anche se il bravissimo portiere spezzino fu pronto a riacciuffarla ed a riportarla al di qua”.

I dubbi restano però, e dopo un mese e mezzo, in pieno luglio, la Federcalcio decide di far ripetere lo spareggio.

La Sanremese non ci sta: un po’ per protesta, un po’ perché i giocatori sono in vacanza già da un po’. E’ così che lo Spezia conquista a tavolino la promozione in Serie B, lasciando l’amaro in bocca e la Serie C alla Sanremese. La protesta e l’indignazione a Sanremo è tanta, ma dall’alto arriva l’ordine di non esasperare le polemiche. Per la stagione 1936-37, quindi, è ancora Serie C.

Ma stavolta la cavalcata è trionfale e incontestabile: solo la Sestrese tenta di resistere, ma perde lo scontro diretto a Genova per 2-0 e deve abbandonare le speranze di promozione. La Sanremese è in Serie B, stavolta sul serio, e vuole rimanerci il più a lungo possibile

.

Storia: le tre stagioni da sogno in Serie B

Tre campionati, 1937-38, 1938-39 e 1939-40, accomunati dalla magia di una frase che riempie ancora oggi le bocche dei tifosi nostalgici: “Sanremese in Serie B”. Atalanta, la mitica Pro Vercelli, Verona, Udinese, Fiorentina, Palermo, Messina, Modena, Brescia: la lista delle blasonate concorrenti di quegli anni della Sanremese è lunghissima.

Ma l’”eminenza grigia” della società, il “capitano” Rossi, imprenditore floricolo e appassionato di calcio, promette una squadra competitiva. Ovviamente grazie alla sua generosità personale ed all’appoggio del Casinò Municipale, peculiarità che conferisce alla biancoazzurri l’etichetta di “milionari”.

E’ una Sanremese bella ma discontinua. Il primo turno di riposo tocca proprio ai matuziani il 12 Settembre 1937. Poi subito una trasferta con debacle: 0-6 a Novara. Il primo goal in Serie B giunge alla terza giornata: Masera al 76’ permette di portare a casa i due punti contro il Vigevano.

In quel campionato i biancoazzurri di guadagnano la fama di “ammazzagrandi”: battono per due volta il Modena poi promosso, impatta una volta per 0-0 col Novara anch’esso promosso e distrugge per 5-0 l’Alessandria che perde gli spareggi promozione. Il nono posto finale accontenta i matuziani. Nove sono anche i punti di distacco dalle tre capolista, mentre a retrocedere sono le blasonate Brescia, Cremonese, Taranto e Messina.

Il campionato successivo ricalca le orme del primo. La campagna acquisti è ottima (Simontacchi, terzino dal Liguria, Cesare Bertolo dalla Biellese, Pisano, campione uruguaiano con il Penarol di Montevideo, e Frione), l’andamento altalenante.

Sconfitta all’esordio con la Pro Vercelli (0-1), imbarazzante sconfitta con la poi retrocessa Salernitana (1-7), ma anche due pareggi imposti alla Fiorentina poi promossa in Serie A. Viene inoltre cancellato lo smacco spezzino di due anni prima con una doppia vittoria sugli aquilotti (3-0 al “Picco” e 1-0 al “Comunale”).

Il bilancio finale è ancora una volta buono: decimo posto per la Sanremese, con 34 punti come l’anno precedente, Fiorentina e Venezia promosse in A, Spezia, Spal, Salernitana e Casale retrocesse in C.

Da segnalare che alla sedicesima giornata, in Anconitana-Sanremese 4-0 del 22 gennaio 1939, fa il suo esordio poco più che diciassettenne Mario Ventimiglia, poi protagonista con Liguria e Juventus.

E’ importante anche però notare le prime crepe del rapporto col Casinò, del quale i dirigenti matuziani lamentano delle ingerenze nella gestione della Sanremese. A metà stagione i fondi della casa da gioco per i biancoazzurri vengono tagliati: è crisi. Qualche mese di stipendio è pagato in buoni pasto presso il ristorante “La Pignese”, per alleviare temporaneamente i disagi, che però si faranno sentire con forza nella stagione successiva.

Sì, 1939-40, l’ultimo campionato in Serie B della Sanremese. Campagna acquisti fatta in economia, con la partenza dei pezzi da 90 (Simontacchi, Pisano, Frione), barometro dei tifosi che volge al pessimo e nuovi arrivi poco competitivi.

E’ la solita pazza Sanremese: rovesci pesanti contro le “piccole” (2-7 col Fanfulla, 0-4 col Molinella e 0-8 con l’Anconitana), ma grandi acuti con le big (5-1 sul campo dell’Alessandria, 0-0 imposto a Bergamo all’Atalanta).

Anche in Coppa Italia la Sanremese stenta, anzi crolla al primo turno col Cavagnaro di Sestri Ponente (Serie C) per 2-1.

Ma non solo lo sport è protagonista del 1940: i venti di guerra, per Sanremo limitrofa alla Francia, si fanno sentire. “Ascoltammo la dichiarazione di guerra di Mussolini alla Francia a Ronco Scrivia, mentre stavamo tornando dalla trasferta di Ancona”, ricorda Mario Ventimiglia.

Passa così in secondo piano il penultimo posto della Sanremese in quel campionato (all’ultimo il Catania) e l’ultima sfida fra i cadetti con il Palermo vinta per 2-1.

Storia: gli anni di guerra fra Serie C e Juventus

 

Terminata la parentesi aurea della Serie B, è nuovamente Serie C. Quella del 1940-41 è prettamente ligure e piemontese (per quanto il girone D, quello della Sanremese).

 

La Sanremese, nel distacco generale causato dagli eventi bellici, giunge seconda alle spalle del Cavagnaro Sestri Ponente (proprio la squadra che l’anno prima estromette i biancoazzurri dalla Coppa Italia) e davanti al Cuneo. Presidente “di guerra” è Alfredo Morosetti, e sotto la sua guida si cominciano ad affermare due pezzi da novanta per la storia della Sanremese e non solo: i giovanissimi Mario Ventimiglia e Alessandro “Ceci” Von Mayer.

La stagione successiva, non può essere diversamente, risente ancor più del clima di guerra. Per esempio, il giocatore Ghiglione viene chiamato alle armi per la sfortunata battaglia di Grecia, e dietro le porte del “Littorio” c’è un vero e proprio “orto di guerra”.

E’ un campionato anonimo, vinto dal Cuneo che rifila alla Sanremese settima ben 17 punti di distacco. Uniche consolazioni, gli 11 goal di Rino Grammatica e l’aver imposto il pareggio in casa a Cuneo e Biellese, le prime della classe, nonostante le batoste esterne con le stesse (7-0 e 6-1).

Negli stessi anni, però, si stringe un rapporto forte con la Juventus, che peraltro invita i biancoazzurri a Torino per una amichevole: 7-1 il risultato finale dopo il momentaneo vantaggio matuziano con Zecca al 12’.
Nell’estate del 1942, con la Sanremese in piena crisi economica, prende in mano le redini del club Piero Dusio, l’industriale che ha nelle mani guarda caso anche le sorti della Juventus. La società sanremese viene risanata e rinvigorita. Allenatore-giocatore nella stagione 1942-43 è Mario Varglien, ex difensore della Juventus e vincitore di cinque scudetti oltre che nazionale azzurro.

Sull’asse Torino-Sanremo avvengono anche molti scambi: Ventimiglia, Von Mayer e Ascheri passano alla Juve (gli ultimi due rimangono però parcheggiati ancora un anno in Riviera), Marchisio e Ferratone arrivano in prestito alla Sanremese.

Nella stessa estate, ancora una amichevole a Torino: stavolta il passivo è meno pesante (6-1), e nella Sanremese, per un tempo, per permettere alla Juventus di provare Ventimiglia, gioca niente meno che Colaussi!

Il campionato 1942-43 inizia regolarmente, ma ha vita tormentata. Vince la Biellese con 37 punti, la Sanremese arriva quinta con 23 battuta dai lanieri sia all’andata che al ritorno. E’ l’ultimo torneo che si disputa prima della Guerra, e i tifosi che affollano lo Stadio “Comunale”, paiono averlo capito e seguono in massa le prodezze dei vari Von Mayer e Ventimiglia.

 

Storia: finita la guerra, riprende la caccia alla Serie B

 

Terminato il conflitto mondiale, cambiano molte cose. Addio ai tornei di guerra a spalti semideserti, addio al saluto romano prima del calcio d’inizio, ed addio anche alla denominazione di “Stadio Littorio”, ora più semplicemente “Stadio Comunale”. L’Italia è a pezzi, le vie di comunicazione sono da ripristinare, e la periferica Sanremese non può non avere problemi.

I biancoazzurri, pur avendone titolo, devono infatti rinunciare al campionato “misto Alta Italia”, un mix fra Serie B e C che regala l’accesso alla A, e prendere parte invece ad un campionato interprovinciale. Il quale non farà storia, ma iscrive nell’albo matuziano un altro nome prestigioso: l’allenatore-giocatore Ernesto Tomasi, 40enne, ventimigliese di nascita ma con esperienze al Nizza, alla Roma ed alla Juventus.

La stagione successiva, 1946-47, arriva l’ennesima riforma dei campionati, con la creazione di una Serie C a 265 squadre divise in 18 gironi. Quello della Sanremese, interamente ligure, appare difficile. Il conte Nello Cella, nuovo presidente biancoazzurro, costruisce però un bel gruppo: tornano Mario Ventimiglia e Pietro Acquarone dalle loro esperienze in Serie A, c’è Rino Grammatica, in attacco giostra il rapinatore d’area Redionigi ed in panchina siede Corrado Tamietti, torinese 32enne ed ex giocatore di Brescia, Napoli e Modena. Anch’egli svolge il ruolo di allenatore-giocatore.

Dopo 38 partite di stagione regolare, la Sanremese è prima incontrastata: 53 punti, tre più dell’Entella seconda. Tale successo proietta la Sanremese ad uno dei tre gironi finali della Lega Nord per decidere le promosse fra i cadetti.

I biancoazzurri, vincitori del girone A, se la vedono con Asti (B) e Magenta (C). Per una sola, al termine degli spareggi, sarà Serie B. I matuziani superano l’Asti al “Comunale” per 2-1 ma perdono in terra piemontese con lo stesso risultato, con il Magenta ottengono due pareggi (1-1 in trasferta e 3-3 in casa), mentre Asti e Magenta vincono uno scontro diretto a testa. Risultato finale: le tre squadre sono ad ex-aequo a 4 punti.

Il girone finale deve essere ripetuto, in campo neutro stavolta, e con partite di sola andata. La Sanremese parte male, sconfitta 2-0 dal Magenta, poi recupera vincendo con l’Asti per 2-1, ma il 2-2 fra Magenta ed Asti condanna i biancoazzurri e manda in orbita i lombardi. Magenta in Serie B, Asti e Sanremese in C.

 

Il torneo successivo è l’ultimo con 18 gironi di Serie C: la Federcalcio annuncia per la stagione successiva uno snellimento degli organici, portando a tre gironi da venti squadre la terza serie. Facile intuire quindi come il piazzamento nel campionato 1947-48 diventi fondamentale. Il girone della Sanremese rimane prettamente ligure, con l’aggiunta di qualche squadra dal basso Piemonte. Presidente diventa Aldo Zoli, allenatore è Italo Rossi. La novità più grande del calciomercato sanremese arriva da Piacenza e si chiama Mario Codevilla, classe 1922, professione cannoniere.

 

Ma ciò non garantisce il primato alla Sanremese, che si piazza terza con 42 punti, dietro al Fossano con 43 e al Savona vincitore con 52. L’amarezza per i derby persi col Savona (1-3 in trasferta e 0-2 al “Comunale”) è attenuata dal doppio trionfo con l’Imperia (1-0 in casa, 2-1 in trasferta).

E arriva nel 1948-49, come già annunciato quindi, la Serie C riformata. Compromessi e pressioni geopolitiche la rendono però più ampia del previsto (82 squadre per quattro gironi). Per la Sanremese, raggruppamento ligure-piemontese-lombardo a 22 squadre con promozione per la prima e retrocessione per le ultime sei. La Sanremese vive una stagione tranquilla, si piazza al quarto posto a sole cinque lunghezze dal Fanfulla che sale fra i cadetti, sfiora l’aggancio alla vetta a sette giornate dalla fine ma sul campo di Vercelli perde l’ultimo treno per la Serie B (0-2).

Aldo Galletti, sul Nuovo Eco della Riviera, parla proprio in toni decisi e rassegnati, di quel match: “Per la Sanremese, la sconfitta di domenica ha significato il definitivo addio al bel sogno. Ormai bisogna rassegnarsi e pensare al futuro, per tempo, per riparare gli errori di quest’anno, a spendere soprattutto meglio i quattrini, affinché Sanremo riesca a conquistare il tanto agognato posto nella divisione dei cadetti”.

La stagione 1949-50 deve essere quindi, almeno nelle intenzioni, quella del riscatto. Ultima giornata: la Sanremese gioca ancora una volta la sua “partita della vita” a Vercelli. Se vince, può sperare di agganciare in vetta Seregno e Mortara, dall’altra parte però, le “bianche casacche” sono impelagate nella lotta per retrocedere, quindi non possono regalare nulla. Otto pulmann, auto private: sono oltre 1000 i tifosi matuziani al Piola piemontese. Ma il risultato è una condanna pesante: 0-1 maturato negli ultimi minuti a causa di un disimpegno sbagliato della difesa matuziana.

Quarto posto finale, con 52 punti, a sole tre lunghezze da Seregno e Mortara che si giocano allo spareggio la Serie B (la spunta il Seregno). Per la Sanremese, solo tanta amarezza. Moltiplicata per tre, inoltre: nella stagione 1950-51, infatti, i biancoazzurri arrivano secondi dietro il Monza per due sole lunghezze, mentre nel 1951-52 è il Vigevano soltanto a chiudere davanti alla Sanremese. Una nota però, la merita un nuovo acquisto argentino, Orlando Rao. Debutta in un Varese-Sanremese 1-3, ma la sua importanza è destinata a crescere esponenzialmente negli anni ’50.

Torniamo al secondo posto del 1951-52. E’ importantissimo averlo acciuffato, proprio alla vigilia dell’ennesima riforma della terza serie. Si istituisce infatti il girone unico, si passa da 79 a 18 squadre, e la Sanremese chiaramente ha i titoli per giocarsi la nuova Serie C, a cui sono ammesse le quattro retrocesse dalla B, le prime tre dei quattro gironi di C più due squadre uscite dagli spareggi fra quarte classificate.

Storia: la “splendida follia” della Serie C a girone unico

La “splendida follia” della Serie C a girone unico inizia nel 1952-53 e finisce nel 1957-58. Ben sei campionati veramente nazionali, e la Sanremese è l’unica squadra italiana a parteciparvi ininterrottamente. Accanto ai soliti Von Mayer e Ventimiglia, arrivano però anche altri grossi calibri, come Renato Gelio dall’Inter o Bertoni dal Legnano (121 reti in carriera), oltre al già citato Rao. Insomma, Sanremo è piazza appetibile sia economicamente che dal punto di vista ambientale.   “Volli venire io alla Sanremese – racconta Bertoni – ero innamorato di Sanremo, città stupenda, bel clima, un paradiso terrestre. Ero sposato da poco, fu una seconda luna di miele. Feci venti goals. Arrivai secondo nella classifica cannonieri alle spalle di Tortul, attaccante dell’Arsenaltaranto, che sarebbe poi approdato al Padova, provinciale di lusso, che giocava in Serie A”. Proprio in quegli anni, Sanremo viene scelta come residenza temporanea da due grandi campioni: Lello Antoniotti, mezz’ala della nazionale azzurra, e il “colonnello” magiaro Ferenc Puskas, campione della Honved di Budapest. Entrambi si allenano anche con i biancoazzurri. E i dirigenti della Sanremese accarezzano anche il sogno di tesserare Puskas, in fuga dall’Ungheria della rivoluzione del 1956, ma sarebbe stato un lusso troppo oneroso. Il giocatore si trasferisce infatti un anno dopo al Real Madrid. Resta il ricordo di un’indimenticabile amichevole disputata con l’itinerante Honved e persa con onore per 7-4. Ma tutto contribuisce ad accrescere credibilità e professionalità di una Sanremese che conta anche fino a 30 milioni di introiti annui derivanti dall’amministrazione comunale a mezzo Casinò municipale. Altro esempio di concretezza e solidità viene dal libro della storia del Lecco, che così racconta una trasferta sul campo matuziano: “Per la trasferta di Sanremo, l’Automobil Club e l’Azienda turistica ligure propongono ai tifosi blucelesti facilitazioni per la benzina, i ristoranti, gli alberghi ed anche l’ingresso al Casinò. Sono sessanta i tifosi del Lecco ad aderire all’iniziativa, ma sono quasi mille quelli che si recano in Riviera per assistere all’ultima gara di andata”. Presidente è Alfredo Morosetti, brillante, istrionico, amante della risata e della burla, ambizioso. Sbatte anche i pugni sul tavolo, se necessario, quando ad un certo punto i contributi dal Comune e dal Casinò non arrivano o arrivano a singhiozzo. E risulta fondamentale per la sempre grande cavalcata in Serie C della Sanremese. Stagione 1952-53, ha inizio la “splendida follia”. La rosa è costituita in gran parte da giocatori locali, con gli innesti dei due stranieri di qualità (Rao e Codevilla) e degli attaccanti Bertoni e Mantero (dal Savona). Con Pascucci alla guida tecnica, rilevato nel finale da Brezzi, la Sanremese giunge quarta, ha il migliore attacco del torneo e dista 11 lunghezze dal Pavia capolista. L’anno dopo, con Brezzi riconfermato allenatore, è una copia di quello passato: la Sanremese chiude ancora una volta al quarto posto, ma questa volta a sole quattro lunghezze da Parma ed Arsenaltaranto che spiccano il volo fra i cadetti. Il campionato 1954-55 inizia con una grande novità: in panchina va Mario Ventimiglia, che a 33 anni comincia la sua carriera da allenatore (seppure continui anche a giocare). Ceduti Bertoni e Codevilla, arrivano Odling, centromediano dell’Inter, e Patrucco, difensore della Juventus. E’ ancora un buon torneo, quello disputato dalla Sanremese, ma manca sempre quel pizzico di fortuna per fare il salto di qualità: sesto posto, a dieci lunghezze dalle capolista Bari e Livorno che salgono in Serie B. L’attacco, anche questa volta, funziona: Rao è capocannoniere con 14 reti, Mantero si difende bene con le sue nove marcature. La Sanremese della stagione 1955-56, sempre affidata a Ventimiglia, è forse la migliore in senso assoluto di quegli anni: arrivano Bey e Robotti dalla Juventus, il centravanti Lavarino dal Pavia e l’ex azzurro della Pro Patria Turconi. Il tasso tecnico è altissimo, ma il risultato finale è deludente: ancora un sesto posto, stavolta a nove punti da Venezia e Sambenedettese promosse in B. Mantero si ripete con nove reti, Bey e Lavarino si fermano a sei, Turconi a cinque. La doccia fredda si ripercuote sull’annata successiva, 1956-57. Il calciomercato si svolge in economia: vanno via Lavarino, Patrucco e Robotti, fra gli altri, e gli innesti sono prevalentemente pescati dal settore giovanile o da altre squadre rivierasche. La squadra stenta ad ingranare, e neppure il cambio della guida tecnica fra Ventimiglia e Von Mayer, evita ai biancoazzurri di chiudere con un modestissimo dodicesimo posto. Si salvano nel grigiore generale Rao, autore di dodici reti, e Novi, con sette. Si arriva così all’ultimo campionato nazionale a girone unico della Serie C, 1957-58. Il riconfermato allenatore Von Mayer è ancora una volta alle prese con una campagna acquisti striminzita: arriva qualche sconosciuto giocatore dal Veneto, qualche giovane del vivaio emerge, ma non basta. L’ultimo posto è inevitabile, nonostante le 14 marcature di Novi. Ma la retrocessione, quella sì, la Sanremese riesce ad evitarla: è in atto l’ennesima riforma dei campionati, e la Serie C del 1958-59 sarà articolata su due gironi. Il congelamento delle retrocessioni è d’obbligo, la Sanremese resta in Serie C.

Storia: il lento declino nei campionati regionali

Il 1959-60 è segnato da molti cambiamenti. Muore prematuramente il presidente Morosetti, al quale subentra l’imprenditore Crosta. L’allenatore è Narducci, tecnico genovese. Il settimo posto finale con 35 punti, però, non serve a mascherare le crescenti, nuovamente, difficoltà finanziarie. La Pro Patria con 48 punti vince la C, mentre fra i biancoazzurri si distingue il goleador Novi (12 centri) che non fa rimpiangere Rossi. Nel campionato 1963-64 gli scenari dunque cambiano: è Serie D. Sono sei i gironi da 18 squadre ciascuno e sono molte anche le altre nobili decadute oltre la Sanremese: Spezia, Ternana, Piacenza… Insomma, non solo i biancoazzurri sono precipitati all’inferno. Il nuovo allenatore è Aurelio Marchese. Restano in organico Rao, Curti, Caboni e Moroni; vengono acquistati

Pisci, portierone alessandrino, forse il migliore mai visto a Sanremo, e Remo Marmo, che giovanissimo fu sostituto di Rivera, ma un brutto infortunio né avvilì la carriera poco dopo.
Chi aveva sperato in un pronto ritorno in C, rimane deluso: nono posto con 33 punti, dodici in meno dell’Entella promossa, decisamente troppi. Ma il peggio deve ancora venire
, partono Neri, Gatti e Moroni, mentre arriva dalla Carlin’s Boys un trio di giovani di belle speranze. I risultati sono deludenti ma non era possibile altrimenti: i biancoazzurri si salvano per quattro punti (il vantaggio sulla retrocessa, ma poi ripescata, Pro Vercelli) e proprio alla vigilia dello scontro con i piemontesi si minaccia il forfait per il mancato contributo comunale. L’allarme rientra, la partita si gioca comunque (1-1), ma di soldi, nelle casse biancoazzurre, non ne arrivano. Il

campionato lo vince il Rapallo. Ventimiglia , che rimarrà allenatore per tre stagioni. Il misero contributo comunale che arriva nelle casse societarie (cinque milioni di vecchie lire) obbliga a programmazioni ridimensionate. Nel 1965-66 la Sanremese giunge settima in Serie D con 34 punti (vittoria allo Spezia con 48). Nel 1966-67, dopo un lungo braccio di ferro al vertice, la Sanremese cede solo a Pavia (promosso), Asti e Gallaratese: quarta. Piazzamento bissato nel 1967-68, quando l’Asti conquista la C mentre Pro Vercelli e Omega occupano i gradini del podio. Di quella bella Sanremese fanno parte il centravanti Paolo Tonelli e il centrocampista Tonino Cesarini. Ma il clima in città è tutt’altro che caloroso nei confronti della squadra. Le assemblee del Circolo Biancoazzurro di Titti Tudini in Piazza Colombo, sede istituzionale del tifo sanremese all’epoca, sono disertate in massa.Il calvario prosegue: nel 1968-69, sempre in Serie D, la Sanremese giunge decima nel torneo vinto dal Derthona. Nonostante in biancoazzurro ci siano il già nazionale dilettanti Landini e il terzino Busin dall’Inter. Panchina bollente quella stagione, con l’avvicendarsi di tre tecnici: Curti, Calcagno e Ventimiglia. Ma il fondo lo si tocca nel 1969-70: per la Sanremese è retrocessione fra i dilettanti liguri. Penultimo posto con 27 punti, in panchina Von Mayer e Bertucco hanno tentato un impossibile salvataggio ma la squadra non è proprio competitiva. Sale in C l’Imperia imbottita di ex matuziani, mentre capocannoniere è Paolo Tonelli, nuovo centravanti della Pro Vercelli giunta seconda. Beffa su beffa. Promozione del 1970-71, potrebbe essere quello del rilancio, ma il secondo posto (allenatore Peruzzo) non serve a nulla. Dopo il terzo posto del 1971-72, il dramma sportivo vero si sfiora un anno dopo, nel 1972-73: l’allenatore Marmo guida una Sanremese nei bassifondi che sfiora la retrocessione, proprio nell’anno in cui la Carlin’s Boys in Prima Categoria vede la Promozione. Ribaltone gerarchico nel calcio matuziano? No, anche perché la Sanremese si salva in extremis e la Carlin’s non aggancia il salto di categoria. Continua l’altalena di risultati: terzo posto nel torneo successivo, decimo in quello ancora dopo, secondo nel 1973-74 dietro la Sarzanese.

E’ in questi anni che compare nella storia biancoazzurra un personaggio destinato a fare grandi cose: Angelo Nicola Amato. Si occupa di pubblicità e manifestazioni fra Milano e Sanremo. Istrionico, ambizioso e attivissimo, ricrea l’entusiasmo della città attorno alla squadra. In panchina c’è Brenna, beniamino da subito dei tifosi. Amato annuncia una sponsorizzazione importante: la Motta, infatti, è pronta ad investire 200 milioni di vecchie lire nel progetto Sanremese. L’industria milanese, però, nei mesi successivi, finisce nel calderone delle Partecipazioni Statali, dovendo ridimensionare i suoi programmi e ovviamente, abbandonare la Sanremese. 

Storia: la rinascita e la fantastica cavalcata verso la C1

E’ un paradosso, ma la nuova alba biancoazzurra passa proprio per l’ultima, sfortunata giornata del torneo 1973-74 di Promozione ligure. Lo 0-0 col Gruppo C sul neutro di Alassio regala la promozione alla Sarzanese. Ma dimostra anche che la squadra c’è e può giocarsela l’anno successivo. L’ambizione di Amato, le capacità di Brenna, giocatori di livello (Giampiero Ventura, per esempio) sono la base per i futuri successi.

Il Presidente è scatenato, vulcanico. Ha riorganizzato la società (“Che ho preso con l’ufficiale giudiziario sulla porta”, ama dire), vuole un nuovo stadio, precorre i tempi delle sponsorizzazioni proponendo la possibilità per i clubs di abbinarsi ad uno sponsor e sogna la fusione di Sanremese e Imperia per arrivare alla Serie A. Progetto controverso, innovativo, che le “stanze dei bottoni” della Sanremo che conta non appoggerà mai.
Ma alcuni risultati emergono ugualmente. Intanto, prende piede il germoglio del tifo: dieci diversi club in città, con lo storico “Sanremese Club Bar Roma” che conta 545 soci. La campagna acquisti è lussuosa: arrivano il possente centravanti Tonoli, ex Bari, Rigato, ex Sampdoria, il furetto Masia dal Pontedecimo e Scaburri dal Brescia.

Unico problema è il rapporto fra allenatore e Presidente. Il pubblico ama Brenna, Amato no. Si ricorrono le voci di sostituti, fra questi anche il mitico Helenio Herrera, a Sanremo per curarsi dopo un infarto. Ma a complicare le cose, nella stagione 1974-75, è piuttosto il Little Club, piccola società genovese che è ospite al “Comunale” il 20 ottobre del 1974. Ad un certo punto un giocatore ospite si accascia al suolo, dicendo di essere stato colpito da un oggetto scagliato dalla tribuna. Vero o falso? Inizialmente il giudice sportivo gli crede, togliendo due punti alla Sanremese, ma poi la CAF ribalta la sentenza e punisce il giocatore-attore con due anni di squalifica!

Ma nessun inconveniente avrebbe fermato la Sanremese quell’anno: il 3 novembre i biancoazzurri battono il Pontedecimo e balzano in testa alla classifica, dove restano fino alla fine. La festa si consuma il 4 maggio 1975 al “Comunale” dopo la vittoria col Varazze per 4-1 (TonoliTonoliZitta e Chiari). Sì, la Sanremese ora è davvero imprendibile: 48 punti, nove in più della seconda nel Gruppo C.

Nota triste della giornata è la morte sugli spalti di Giuseppe Boazzo, padre del grintoso terzino biancoazzurro di metà anni ’50. A lui è dedicato un importante club.

Nel 1975-76, prima dell’atteso torneo di Serie D, scoppia la grana legata allo stadio. Infatti, dopo anni di battaglie sullo sterrato, arriva il manto erboso. I lavori, sollecitati guarda caso da Amato, vanno aventi però lenti. La Sanremese potrà tornare al “Comunale” solo ad inizio 1976, e per ora devono accontentarsi del campo di Arma. Ma i biancoazzurri partono con rabbia: tre vittorie consecutive e sconfitta alla quarta giornata in un derby ad Imperia. Tutto esaurito al “Ciccione”: Sanremese subito sotto di due reti, rimane in dieci ma recupera fino al 2-2. Solo nel finale Gittone regala la vittoria ai nerazzurri. Novanta minuti memorabili, che non intaccano le velleità della Sanremese.

Il 15 dicembre 1975 però accade il “fattaccio”: la Biellese espugna Arma, e Amato esonera Brenna. Vanno via anche il vice Ventimiglia e l’allenatore della Berretti Rao. Il nuovo tecnico è Campagnoli, ma il suo esordio è da dimenticare: quattro sconfitte consecutive, e la Sanremese rimane ferma a quota 17. La squadra lentamente si riprende, il 22 febbraio riapre lo Stadio Comunale per il derby con l’Imperia, e i matuziani vincono 3-0. Il campionato va avanti fra alti e bassi, la Sanremese chiude al quinto posto con 35 punti e Campagnoli annuncia: “So già che è in arrivo un allenatore acclamato e voluto da tutti”. Si tratta di Gigi Bodi.

La stagione 1976-77 però inizia nel segno anche di altre corpose novità. Amato lascia il timone della società al già coinvolto Gianni Borra, imprenditore petrolifero emiliano d’origine ma milanese di adozione. Arrivano in biancoazzurro fra gli altri, il marcantonio Furlanis dall’Omegna, Budicin e Corbellini dal Savona, mentre partono, fra i mugugni dei tifosi, VenturaRigato e Tonoli, che – per Bodi – non servono più.

Scelte sicuramente errate quelle di Bodi, e la sua squadra infatti da promessa “macchina da guerra”, si trasforma in “armata Brancaleone”. La Novese degli “inutili” Rigato e Ventura espugna Sanremo per 3-2, si perde il derby con l’Imperia, e con la capolista Omegna è un goal fantasma segnato da Corbellini e non convalidato a negare il pareggio alla Sanremese. Inevitabile, l’8 febbraio, il cambio di panchina, seppure in termini inusuali: Bodi viene “messo a riposo per 30 giorni per un problema al menisco”, al suo posto ritorna Ceci Von Mayer. Si rischia a lungo la retrocessione, ma il sest’ultimo posto con 32 punti garantisce la salvezza. E la serenità per puntare, l’anno successivo, a qualcosa di importante, quando classificarsi fra le prime quattro vorrà dire C/2!

Borra, per il campionato 1977-78, ha una idea vincente: richiamare in panchinaGianni Brenna, beniamino della tifoseria. C’è l’annuncio ufficiale, ma Brenna tentenna ancora: non ha ancora sciolto i suoi impegni col Mantova e teme (sbagliando) che Amato, che lo esonerò, influenzi ancora la società. La soluzione alternativa si concretizza in Elvio Fontana, 34 anni, col quale arrivano sempre da Sestri Levante i difensori Adriano e Cichero e il centrocampista Cuccu. Dalla Juve arrivano Carraro, ex vice di Zoff, Maggioni, Chiogna e De Luca. I rapporti del tecnico sono freddi, ma la maga di Sanremo Maria Merogno assicura: “La Sanremese non fallirà l’aggancio alla C2!”.

Da subito, però, si capisce che saranno Savona e Imperia le protagoniste del campionato. E nel finale di stagione, nonostante l’azzecatissimo acquisto diEnrico Vella, le cose si complicano ulteriormente: la Sanremese viene infatti raggiunta al quinto posto, a quota 39, dalla Novese. Solo una verrà spedita in C/2, secondo il criterio dei meriti sportivi. E la Novese è la grande favorita, avendo vinto uno scudetto nel 1921-22.

Ma dalla Lega Semiprofessionisti di Firenze giunge la lieta novella: sono i biancoazzurri ad essere ripescati, grazie alla solidità economica garantita da Borra e all’azione diplomatica di Angelo Nicola Amato, nel frattempo divenuto consigliere della Lega!

Con la conferma di Elvio Fontana in panchina, parte l’avventura in C2 della Sanremese 1978-79. La campagna acquisti è dignitosa: arrivanoMelillo dal Sestri Levante, Riolfo e Tosetti dalla Juventus, Bertazzon dal Torino, Olivieri dalla Pro Vercelli, Notaro dalla Sampdoria, Cantore dalla Dianese e Trevisani dal Casale.

Quest’ultimo giunge solo ad ottobre però, visti i problemi in mediana per la regia del gioco. Problemi che costano ben presto la panchina a Fontana, dopo la sconfitta col Derthona (0-1). Scelte tecniche discutibili, assedio al pulmann dei giocatori da parte dei tifosi, un feeling mai sbocciato: la frattura è insanabile. Sulla panchina siedono ora Bertucco e Caboni. E il cambio di rotta è deciso: Trevisani si dimostra giocatore di categoria superiore, e pure se costretti all’ennesimo esilio ad Arma per il rifacimento del manto erboso del “Comunale”, i biancoazzurri si avvicinano ai dominatori, fino a quel punto incontrastati, del campionato: Carrarese, Cerretese ed Imperia.

Vittoria, vittoria, vittoria: è un dolce ritornello quello del finale di campionato. A cinque turni dal termine, i matuziani raggiungono Imperia e Sangiovannese al secondo posto. La giornata dopo ecco l’aggancio in vetta, ora spartita fra Sanremese, Carrarese e Cerretese. Sette giorni i biancoazzurri superano nel big-match la Cerretese al “Comunale” gremito da oltre 3000 persone, poi è il turno della Carrarese che passa indenne (1-1), ma prima Siena (1-0) e poi Prato (3-1) cadono ai piedi della Sanremese. Per le avversarie non c’è calcolo che tenga: il 9 giugno 1979 con le reti di Melillo, Maggioni e Scaburri, la Sanremese è in C/1!

Storia: l’uragano D’Antuono cancella il sogno della C, è fallimento

E anche stavolta saranno sei gli anni magici di C/1, come sei furono quelli di Serie C a girone unico. Avversari prestigiosi (Bologna, Parma, Livorno, Atalanta, Triestina, Piacenza, Padova, Brescia), certo, ma la Sanremese non è la vittima sacrificale, anzi, già al primo anno di C/1 corre un piacevolissimo rischio non calcolato.
La matricola che aveva nell’obiettivo una salvezza tranquilla, comincia la sua avventura con tre vittorie consecutive.

Poi arriva una flessione, quasi fisiologica, prima dell’impetuoso finale, che la porta al quarto posto, dietro solo a Varese e Rimini (promosse) e Forlì. Dove sarebbe potuta arrivare quella Sanremese, acquisendo la convinzione di lottare un po’ prima per la Serie B? Nessuno ha una risposta, ovviamente, ma ciò che è sicuro è che in quel finale di torneo 1979-80 la Sanremese sta meglio di tutte le altre concorrenti e pratica anche il gioco indubbiamente migliore.

Le stagioni successive non si rivelano altrettanto magiche, se si eccettua una partecipazione ad una particolare Coppa Europea: ottavo posto nel 1980-81 con 37 punti (promosse Reggiana e Cremonese con 46), tredicesimo posto nel 1981-82 con 30 punti (promosse Atalanta e Monza con 49 e 47), dodicesima piazza nel 1982-83che vale la salvezza solo per la classifica avulsa (retrocede il Piacenza), quattordicesimo posto nel 1983-84 con soli 29 punti (in B Parma e Bologna), altro dodicesimo posto nel 1984-85 con 32 punti; ultimo, drammatico posto e retrocessione infine nel campionato 1985-86, solo 17 punti, che fruttano il ritorno il Serie C/2. Non è un caso che il disimpegno di Borra dalla società, con l’arrivo diSciolli, sia giunto nel 1984.

Da segnalare due episodi unici che hanno avuto come minimo comun denominatore la squadra di Forlì e come vittima sempre la Sanremese: il primo si consuma il 4 novembre 1979. Quella mattina, i giocatori biancoazzurri scendono nella hall di un hotel forlivese pallidi e col volto sofferente. La causa è da ricercare in un piatto di tortellini avariati mangiati forse la sera prima. Lo stesso pomeriggio, in condizioni menomale, la squadra matuziana perde ovviamente 2-0 di fronte ai padroni di casa. Che a fine campionato arrivano terzi, due punti sopra la Sanremese. Il Rimini campione dista alla fine invece soli tre punti. Maledetti tortellini!

Due anni dopo invece la malasorte conta fino ad un certo punto. Sempre a Forlì si gioca un incontro fra i padroni di casa, lanciati all’inseguimento della Serie B, e la Sanremese, in rimonta e soli tre punti indietro. I matuziani vincono 1-0, goal di Melillo al 75’ nonostante siano ridotti in 10 uomini. Peccato che l’allenatore sanremese, Giancarlo Danova, faccia un cambio all’89’, dopo averne già effettuati due prima, limite massimo del regolamento di allora. I dirigenti forlivesi colgono in fallo il mister, sporgono reclamo ed ottengono sette giorni dopo la vittoria a tavolino.

L’errore di Danova diventa un caso nazionale, finendo addirittura alla “Domenica Sportiva”. Ma ciò che è più importante, la Sanremese subisce un contraccolpo psicologico durissimo, rallentando la sua marcia e chiudendo come già detto precedentemente solo in ottava posizione.

Ma torniamo alla storia lasciando gli aneddoti. Il campionato di C/2 del 1985-86vede una grande sorpresa al timone della Sanremese: Dino Sciolli, infatti, sfiduciato, cede la presidenza a Giuseppe D’Antuono, l’anno prima alla guida dell’Omegna che aveva portato al fallimento.

Persona affabile, che cura l’immagine, che solletica l’immaginazione. Arriva davanti allo stadio con una Ferrari Testarossa promettendo la Serie B in tre anni, vantando l’illustre amicizia con Trapattoni e rassicurando tutti. Acquista la Sanremese per un miliardo e cinquanta milioni delle vecchie lire, passività incluse, maDino Sciolli non riceverà che una misera rata da venti milioni!

Alla guida tecnica dell’ormai bagnarola biancoazzurra si succedono quattro tecnici: ZaraCaramannoPerani e Moroni. Ma i risultati non arrivano. Gli stipendi non vengono percepiti, e addirittura Perani viene sfrattato dall’alloggio messogli a disposizione dalla società nel Residence Portosole.

La squadra è nel caos. Emblematico è il viaggio in Sardegna, a Sassari, per giocare contro la Torres (2-2, per i sardi a segno anche un giovanissimo Zola). D’Antuono noleggia un aereo executive con il quale porta la squadra da Albenga ad Alghero, e lì l’aereo resto fermo tre giorni in attesa di riportare a casa la Sanremese.

Un tocco decisamente da grande club. Peccato che la fattura della compagnia aerea, circa 34 milioni di lire, non troverà mai nessuno disposto a pagarla. E il passivo della società ora ammonta a 800 milioni, una voragine.

La rosa si disgrega. Capitan Cichero, il giovane BaldisserriBordon, il bomber Bizzarri… Tutti sono in contrasto con la società. D’Antuono deferisce pure la metà dei giocatori al Collegio Disciplinare della Lega di Serie C per eccessi di vita notturna, scarso rendimento, scarsa puntualità agli allenamenti e altre amenità del genere.

La Sanremese è una polveriera, ormai. E il penultimo posto, con 26 punti, è conseguenza logica di una annata balorda, che porta in dote, il 15 luglio del 1987, anche il fallimento dopo la mancata iscrizione alla Serie D.

Storia: all’inferno e ritorno, la rabbiosa scalata della nuova Sanremese

L’estate del 1987 è amarissima. Il calcio che conta, a Sanremo, sparisce. Certo, rimangono le altre due piccole realtà cittadine, la Carlin’s Boys e il Sanremo ’80, ma la prima con la sua vocazione ai giovani non ha le basi per diventare la nuova Sanremese, la seconda rifiuta seccamente nonostante la cronica mancanza di tifosi e la presenza, più o meno mascherata, di Gianni Borra nel direttivo e di ex biancoazzurri in rosa quali De Luca e Pietropaolo.

Per il Prof. Stefano Ferrari, storico dirigente biancoazzurro, non rimane altro che mobilitare tutte le sue conoscenze, amicizie sportive e politiche per compiere il miracolo. Bisogna costruire un club nuovo di zecca, che non abbia a che fare nulla con la vecchia società per evitare i problemi fallimentari (gli ingenti debiti) e che possa contare sull’appetito Stadio Comunale.

Ma i miracoli a volte accadono: Domenico Colucci, Silvano Griguolo, Marcello Cordone (ex giocatore della Sanremese negli anni ’50), Giancarlo Fogliarini, Eugenio Di Meco, Domenico Vellante, Augusto Porzio (per lunghi anni dirigente della vecchia Sanremese), Bruno Borgotallo (già presidente nella Serie D 1968-69), Beppe De Marchi e naturalmente il “regista” di tutto Stefano Ferrari, danno vita al nuovo “Sanremese Football Club 1904”.

Cadendo nel solito equivoco, che vuole la società fondata nel 1904, sette anni prima della sua effettiva nascita. Ma sono dettagli, ciò che conta è che finalmente il biancoazzurro possa uscire dagli uffici giudiziari e tornare in campo. E con Di Meco Presidente e Cichero allenatore-giocatore, questo diventa realtà: si riparte con la Terza Categoria.

Quello del 1987-88 è il primo campionato di Terza Categoria interamente imperiese, con squadre neonate come la Coldirodese e la Poggese ’87, e blasonate, come l’Imperia ’87, fallita l’estate precedente proprio come la Sanremese. E’ tutto sommato un buon campionato, la Sanremese arriva a vantare fra gli 800 e i 900 spettatori per i match di cartello, va in fuga nonostante qualche scivolone pericoloso (0-1 con la Poggese con goal di Giancarlo Calabria), ma l’Imperia rimane in agguato. E fa bene.

Nella Sanremese, nei primi sei match, gioca titolare Spano, proveniente dalla Carlin’s Boys. Ma il suo tesseramento risulta essere irregolare. E i sei punti conquistati con lui in campo vengono sottratti alla Sanremese. Col risultato che i “cugini” raggiungono in vetta proprio i biancoazzurri. Serve dunque lo spareggio per decidere chi sarà promosso in Seconda Categoria. Il teatro è il solito Sclavi di Arma, la cornice di pubblico è spaventosa (oltre 3000 persone), e la partita rispetta le previsioni. Dopo 90’, le squadre sono ancora inchiodate sullo 0-0. Sono necessari dunque i tempi supplementari. E al 114’ arriva il goal di Di Mari, imperiese di nascita, ma che indossa la casacca biancoazzurra. La Sanremese ha vinto, con merito, ed è promossa.

Poco dopo anche l’Imperia verrà ripescata, ma ciò non toglie nulla alla Sanremese. “La vittoria in quel campionato di Terza Categoria fu la nostra impresa più difficile”, dirà anni dopo Cichero.

1988-89, laa squadra matuziana si ripete anche in Seconda. Arriva dalla Poggese il duo d’attacco Moraglia-Calabria, e per le avversarie non c’è nulla da fare: ancora una volta la Sanremese diventa un caso nazionale per le sue 23 vittorie consecutive. La Rai decide pure di effettuare un collegamento col campo di gioco di Cisano, dove c’è la Sanremese, con l’inviato Piero Chiambretti per una trasmissione domenicale.

La Prima Categoria del 1989-90 è un’altra cavalcata trionfale, condotta sempre da Cichero in panchina e con l’aiuto dei due “nuovi” acquisti: Enrico Vella e Fabrizio Gatti.

La Promozione del 1990-91, però, è altra cosa rispetto agli anni precedenti. E’ il vertice del calcio ligure, c’è il derby acceso con il Sanremo 80, c’è una Cairese che con Enrico Vella in campo spadroneggia e vince anche a Sanremo con goal di Spatari. La Sanremese chiude terza, per la prima volta dopo la rifondazione sveste i panni del leader. Ma non quelli della squadra-promozione: in quell’anno infatti viene istituito il nuovo campionato d’Eccellenza ligure, che farà da cuscinetto fra Promozione e Interregionale. E i biancoazzurri, col terzo posto, sono promossi di diritto!

Per puntare in alto bisogna concentrare però le energie e le risorse. Ed è per questo che dopo anni di dinieghi e campanilismi, Sanremo 80 e Sanremese FC firmano l’atto di fusione. E’ il 6 luglio 1991, le firme sono quelle di Fogliarini e Borra. Nasce così l’attuale Unione Sportiva Sanremese Calcio, che disputa il campionato di Eccellenza.

Il 1991-92 è un altro campionato trionfale, gestito con un gioco spettacolare e un bomber di razza, quel Luca Spatari che un anno prima nella Cairese aveva spento i sogni di primato biancoazzurro. Il salto nel CND, Campionato Nazionale Dilettanti, è cosa fatta. Ma anche a livello dirigenziale non mancano le sorprese: il nuovo numero uno ridiventa infatti Gianni Borra, il presidente della C1 degli anni ’80.

1992-93: la società si rafforza, mentre partono, con destinazione Cuneo, Cichero (per dissidi con lo stesso Borra), Baldisserri e Vernice. In panchina è chiamatoTonelli, ex bomber degli anni ’60 della Sanremese, ma i risultati stentano ad arrivare. Il girone di andata rimane comunque migliore di quello di ritorno, ma il settimo posto finale senza infamia né lode non gratifica nessuno. Anzi, Borra getta addirittura la spugna.

Nel 1993-94, la società passa nelle mani degli imprenditori armesi De Pasquale eBassi. I nuovi proprietari richiamano in panchina Franco Rondanini, tecnico che già in C/1 aveva saputo conquistarsi l’affetto dei tifosi. Ma la squadra non va, la Sanremese è una sorta di stazione ferroviaria con giocatori che arrivano dal Sud in prova e pochi che realmente si fermano a giocare in Riviera. A febbraio viene richiamato in panchina Tonelli, ma le cose non cambiano. All’ultima giornata, contro il Bra, la Sanremese si gioca la salvezza. Deve vincere e sperare in una serie di risultati positivi dagli altri campi. Ma ciò non succede: i biancoazzurri perdono 1-0, si salvano lo stesso Bra e il Cuneo per la classifica avulsa.

La Sanremese, dopo anni di successi, retrocede in Eccellenza.

E in società si prepara l’ennesimo colpo di scena. Borra riprende in mano “ad interim” la società. Chiama Pignotti in panchina, ma dopo un inizio sfolgorante (tre vittorie consecutive), la corsa si interrompe. E il presidentissimo, allora, richiama in panchina Moroni, un suo fedelissimo. Ma a metà stagione accade ancora un ribaltone. Borra cede la società a Leonardo Scarzella, medico torinese, che richiama in panchina Cichero, a fianco di Moroni. E’ una stagione di transizione, dalla quale parte la ricorsa per quella successiva, il 1995-96, l’”Eccellenza dei record”.

Ritornano nomi importanti, quali Baldisserri e Piccareta dall’Imperia, ma è in cabina di regia che la Sanremese trova il suo asso: è Stephan Lerda, che ha giocato nel Bordeaux anche al fianco di Zinedine Zidane. 30 partite, 24 vittorie e 6 pareggi: la Sanremese smonta presto le velleità dell’Imperia, seconda, e vola nuovamente nel CND. Ma stavolta con la voglia di esserne protagonista.

Per il campionato 1996-97 arrivano l’ala Lamberti, il centravanti Zaniolo e ancheLerda, che trasferitosi in estate allo Spezia in C/1, non aveva avuto gli spazi sperati. Ma è il campionato delle toscane: vince il Viareggio, con 71 punti, secondo arriva il Castelnuovo con 70. La Sanremese, terza con 60 punti, partecipa e stravince i platonici play-off, ma la gloria è rimandata alla stagione successiva.

1997-98: è ancora CND, ma stavolta è soprattutto Sanremese. Col ritorno di Spatari, l’arrivo del portiere Nioi, i difensori Tibaldo e Graziani, il giovane Sicilianodall’Ospedaletti (che a 16 anni aveva rifiutato il trasferimento al Milan!) e Di Loreto e Bifini dal mercato autunnale, i biancoazzurri sono un rullo compressore.

Perdono la vetta solo all’ottava giornata, a vantaggio del Camaiore, ma la riprendono all’undicesima non mollandola più. Saranno 13 alla fine i punti di vantaggio sulla Pavullese seconda e 17 sul Camaiore terzo. La classifica cannonieri è vinta, guarda caso, da un “fedelissimo” come Giancarlo Calabria con 15 reti.

La coda al campionato è velenosa: le polemiche a livello dirigenziale trovano sbocco solo ad agosto, con la cessione della società a Piergiorgio Bella, farmacista di origini piemontesi, mentre la Poule Scudetto, competizioni fra le vincenti dei nove gironi di Serie D, è vinta dal Giugliano in finale proprio contro la Sanremese: 1-2 in terra campana, 0-1 al “Comunale”. Ma poco importa: la Sanremese torna fra i professionisti, in C/2.

Storia: una C2 appena assaporata lascia il posto alla D

La conferma in panchina di Cichero è la prima base su cui si fonda la stagione biancoazzurra. In porta è arrivato Bozzini, dalla Sardegna l’esterno destro Scanu. La formazione è pressoché quella che ha vinto il CND.

L’esordio del campionato 1998-99 è confortante: 1-0 al Comunale contro l’Albinoleffe con rigore di Bifini. Poi sei pareggi e una flessione pesante. Flessione che, alla diciottesima giornata, induce Bella all’esonero di Cichero e a chiamare a Sanremo Salvatore Di Somma, sergente di ferro ex Avellino, amante del 3-5-2 e della disciplina. E con lui, la Sanremese pericolosamente scesa negli inferi della zona play-out si risolleva. Grazie ad una difesa rocciosa ed imperniata su Bozzini, Bertolone, Vecchio, Baldisserri e Luceri, ai dodici goal di Lerda, ed anche all’innesto del centrocampista sinistro Benjamin Clement, i biancoazzurri si salvano con diverse giornate di anticipo, chiudendo in una più che onorevole decima posizione.

La stagione successiva, 1999-00, si apre con l’ormai classico ribaltone societario: alla Sanremese approda il gruppo Cavallo, imprenditore di Mondovì. Organizzazione seria, obiettivi ambiziosi (“La Serie C/1 da raggiungere in due o tre anni”), campagna acquisti apparentemente vincente: arriva il tecnico Masi, miracoloso nella salvezza del Pontedera l’anno prima, poi il bomber Mosca, il giovane marcantonio Tozzi Borsoi, il fantasista veneto Tomaselli, i mediani Figaia e Lorenzini, il terzino sinistroBorghi, fra gli altri.

In Coppa Italia tutto pare filare liscio (pareggio con lo Spezia subito in extremis al “Comunale”, vittoria esterna sul Modena), ma in campionato, fra sfortuna, squalifiche ed infortuni, è un calvario.

Tre sconfitte consecutive, fra cui un derby ad Imperia, poi la prima vittoria a Vercelli dopo sette giornate, bissata subito all’ottava col Novara. Sembra l’inizio della rinascita, ma si rivelerà presto un fuoco di paglia. La Sanremese naviga fra ultima e penultima posizione per tutto il torneo, e a nulla valgono il duplice cambio di allenatore (Viviani, poi a sua volta cacciato per il ritorno di Masi) e la campagna di rafforzamento col ritorno di Lerda e l’arrivo di Minetti.

All’ultima giornata, la Sanremese ultima gioca in casa con l’Alessandria seconda e tranquilla, la Rondinella penultima con lo Spezia già promosso. I biancoazzurri devono vincere, i fiorentini perdere. Ma al 75’, quando la Sanremese vince 1-0 e sull’altro campo si è ancora sullo 0-0, Baldisserri segna un autogol, con un colpo di testa all’indietro che supera Bozzini in uscita da 25 metri e si infila beffardo dopo vari rimbalzi in rete. E’ 1-1 a Sanremo, 0-0 per la Rondinella. La Sanremese retrocede proprio nell’anno che doveva essere del rilancio, al coro “Vergogna, vergogna” dei tifosi.

Storia: dopo un lungo e travagliato percorso, è ancora C2

E’ una estate giocoforza rovente quella che segue la retrocessione. La Sanremese rischia nuovamente di sparire, ma grazie al solito gruppo di imprenditori locali capeggiati da Cichero e Dolzan, la squadra si iscrive alla Serie D 2000-01.

La squadra, a fine agosto, è ancora da costruire. Fortuna che arriva un attaccante svincolato, Orazio Millesi, che con i suoi 16 goal si rivelerà lieta sorpresa di stagione. La Sanremese, senza preparazione ed allestita in una settimana con ciò che passa il convento, attacca subito la vetta.

A dicembre, col Derthona primo a 27 punti e la Sanremese seconda a 24, si profila un nuovo scontro al vertice. Ma non è così. Cichero chiede al gruppo Cavallo di cedere le sue quote, ma il piemontese tentenna. La Sanremese, in segno di protesta, svincola tutti i giocatori e gioca un manipolo di partite con la Juniores.

Quando finalmente la cessione arriva, e i giocatori in gran parte tornano, il treno per la C/2 è già passato ed anzi, la salvezza affannosa giunge solo a due giornate dalla fine.

L’anno successivo, 2001-02, la squadra si riorganizza. Ma sono Savona ed Ivrea a dominare la scena. La Sanremese arriva quinta, un buon quinto posto, targatoPrunecchiModeneseIannolo. Un’altra squadra operaia che dà filo da torcere anche all’Ivrea capolista all’ultima giornata (1-2 al “Comunale” contestatissimo), ma che manca di qualcosa per fare il vero salto di qualità.

La Serie D 2002-03 nasce però sotto i migliori auspici: arriva a Sanremo un nuovo gruppo dirigenziale, solido ed ambizioso, capeggiato dall’imprenditore edileGiuseppe Ruggieri. All’inizio, la collaborazione con il gruppo dirigenziale locale pare funzionare, la campagna acquisti concertata con Cichero porta a Sanremo i promettenti bomber LupoCriniti e Protti, ma con i primi risultati scadenti, crollano le certezze.

Alla prima giornata, la Sanremese cade a Cappiano Romaiano per 1-0 in Toscana. Lo stupore (apparso alla fine ingiustificato visto il primo posto dell’outsider terribile) e la vergogna per tale sconfitta, portano Ruggieri ad esonerare il tecnico delle “mille promozioni”.

In panchina viene chiamato Fausto Silipo, ex Palermo in Serie A. Trova una squadra a pezzi, carente, che a gennaio si tenta di correggere con l’apporto di Calabria eGambardella.

Ma la sua cura funziona: dai bassifondi, la Sanremese risale vittoria su vittoria, macina gioco spettacolare e trova nell’argentino Trimarchi, in Galoppo ed altri gregari una squadra tutto cuore e cervello. E l’aggancio in extremis al terzo posto che vale ampiamente i play-off è cosa fatta!

Vittoria con la Massese in semifinale, e finale a Sansovino. Basta un pareggio, ma all’86’ è Fatone a congelare i 50 tifosi matuziani giunti in provincia di Arezzo. Niente promozione. Il 2003-04 è ancora in Serie D.

La Sanremese è la favorita insieme alla Massese, senza dubbio. Annovera l’esperto Biffi in difesa, Rotoli in porta, Santini centravanti e Fruzza in regia. E’ un braccio di ferro fantastico. La Sanremese è in testa, ma col pareggio nel derby con la derelitta Imperia (0-0 al “Comunale”), il vento cambia.

Lo scontro diretto con i toscani al “Comunale”, in diretta su Rai Sport Sat davanti a 3000 persone (800 da Massa), vede la Massese trionfare 2-0. Per la Sanremese è notte fonda. Silipo tenta di rianimare la squadra ma alla ventitreesima giornata viene clamorosamente avvicendato dal Direttore Generale Antonio Soda. In poco tempo, la squadra perde il treno del primo posto ma si qualifica ai play-off, elimina la Sestese in semifinale e solo con un eurogol di Gambardella (ironia della sorte, l’autore dell’errore difensivo che era costato l’anno prima la promozione) al 94’ piega la Lavagnese in finale. E’ grazie a quel tanto atteso goal che la Sanremese ottiene la sospirata C/2 tramite ripescaggio!

Storia: svanisce il sogno C1, torna l’incubo D

La stagione 2004-05 in C/2 deve portare alla Sanremese una salvezza tranquilla. In panchina è riconfermato il contestato Soda, la rosa viene arricchita dal centravanti Pelatti, dal play-maker Pessotto, dal matuziano doc Bianchi e da Padoin, che vanta una breve militanza nell’Empoli in serie A. In Coppa Italia però arriva una vittoria in sei gare.

In campionato, dopo quattro giornate la Sanremese ha un solo punto. La quinta, con la polemica che sale alta fra i tifosi, diventa decisiva. Di scena a Sanremo la Pro Sesto. Che sbaglia un rigore sullo 0-0 al 66’, e che ne regala un altro alla Sanremese dieci minuti dopo, che Pelatti però trasforma dopo una ribattuta.

Da qui comincia una scalata memorabile, che porta addirittura la Sanremese al primo posto della C/2 a metà girone di ritorno. Poi i problemi societari, con Ruggieri che non trova l’accordo col Casinò e il Comune, una presunta persecuzione arbitrale, le squalifiche… E’ storia recente.

La Sanremese chiude al sesto posto, fuori dai play-off che avrebbe meritato più di chiunque altro, a causa della sconfitta nello scontro diretto all’ultima giornata a Valenza (0-3 con 150 tifosi biancoazzurri al seguito).

Storia: ancora una retrocessione, ancora un fallimento

Con la retrocessione in Serie D, si aprono scenari cupi. Il Presidente Pianese annuncia il suo disimpegno economico nella società di Corso Mazzini e la volontà di mandare in campo gli juniores nella stagione 2007/2008. Sembra l’inizio della fine.

Ma giunge a Sanremo un imprenditore che sembra avere le caratteristiche giuste per una pronta risalita: Flaviano Tonellotto.

 

Arriva da Trieste, dove fra mille diatribe con stampa, giocatori e pubblico, è riuscito a salvare gli alabardati in Serie B per due anni consecutivi.

“Cinque anni e saremo fra i cadetti”, annuncia a metà agosto, dopo aver rilevato la società sulla base di 350mila euro in immobili e con la squadra ancora in cantiere. I giocatori che arrivano in Riviera hanno buone credenziali (Cano Benitez e Lopez Centurion là davanti costituiscono un lusso per la categoria), e la conferma di capitan Cassaro sembra presagire ad un campionato di vertice. Ma non sarà così.

La squadra paga la mancata preparazione estiva e si adagia a metà classifica. Ci sono i margini per una rimonta, ma gli stipendi non arrivano. Tonellotto promette, disattende, proroga: i giocatori non ci stanno e sfollano dopo una decina di match disputati. A reggere le sorti della prima squadra, rimane un manipolo di juniores supportati dai sudamericani e da Fantini. Al posto di Biffi, cacciato o dimessosi rabbiosamente conta poco, si siede sulla panchina biancoazzurra la bandiera Calabria.

Un pareggio col Vado, una vittoria a Saluzzo: tutti si illudono che, tutto sommato, anche la baby-Sanremese possa farcela quantomeno a salvarsi. A gennaio giunge addirittura qualche rinforzo (il ritorno di Marci, l’arrivo di Barla, Jules Nanà, Sguera e Notari), ma la formazione è sempre in emergenza e le goleade subite fioccano specialmente in trasferta.

Con molta fatica, alla 34esima giornata, i matuziani possono tirare un sospiro di sollievo: il sedicesimo posto garantisce la partecipazione ai play-out ed evita la retrocessione diretta.

Ma qui, giunge l’ennesimo patatrac di una stagione disgraziata: il nuovo presidente Barillà, che ha preso in mano il timone dopo le dimissioni di Gullo e il defilarsi di Tonellotto, ha un pesante diverbio con i pochi seniores rimasti in prima squadra. Pietra dello scandalo sono ancora gli stipendi, promessi e non percepiti.

I ragazzini biancoazzurri, lasciati al loro destino, combattono negli spareggi contro il Casale, ma in casa arriva un 1-3, e il 2-2 in Piemonte salva solo l’onore. La Sanremese retrocede, sparisce sommersa dai debiti, e ancora alle soglie del 2009 la resurrezione resta un miraggio lontano.

Il 4 agosto 2009 l'"Ospedaletti-Sanremo" della famiglia Del Gratta (società di altro comune limitrofo ma con sede a Sanremo), che ha appena vinto il campionato di Promozione, rileva la denominazione "U.S.D. Sanremese 1904" da Carlo Barillà, ultimo presidente della gloriosa "Unione Sportiva Sanremese Calcio 1904", rinata nel 2008 quando nel campionato di Seconda Categoria Liguria 2008-2009 si classificò al 10º posto. Nella stagione 2009-2010 vince il campionato regionale di Eccellenza Ligure (e, al secondo successo, la Coppa Italia fase Liguria) e approda in Serie D.

Nell'estate 2010 presenta domanda d'ammissione alla Seconda Divisione per il ripescaggio, versando 200.000 euro con A/C e 400.000 euro di fideiussioni e cambia ragione sociale da Unione Sportiva Dilettantistica ad Unione Sportiva, come sollecitata dalla LegaPro. Il 4 agosto 2010 è ufficialmente ripescata in Seconda Divisione e viene assegnata al girone A.

Il campionato professionistico nella stagione 2010-2011 è molto difficoltoso, la squadra riesce solo alla penultima giornata ad assicurarsi la matematica certezza dei playout contro la Sacilese dopo la vittoria casalinga contro il Rodengo Saiano per 3-2, dopo ben 4 cambi in panchina e dopo aver passato più di 20 giornate all'ultima posizione. La squadra si salva dopo lo spareggio grazie alla vittoria casalinga ottenuta in rimonta per 2-1 e al pareggio esterno in Friuli nella partita di ritorno per 1-1. Nel mezzo della stagione il 15 marzo 2011 vengono arrestati Marco Del Gratta e suo padre Riccardo, presidente ed amministratore delegato, per estorsione: avrebbero ingaggiato alcuni malavitosi per convincere tre suoi calciatori a lasciare la squadra. Dopo un mese dall'arresto, il presidente si dimette dalla carica, venendo sostituito da Giuseppe Fava.

Durante l'estate 2011 per le numerose difficoltà societarie, verificatesi in seguito all'arresto dei Del Gratta e alla mancata vendita della società, non viene presenta la fideiussione di 300.000 € necessaria per l'iscrizione al campionato e la Sanremese viene così esclusa dalla Lega Pro Seconda Divisione 2011-2012. La proprietà, fortemente provata dalla vicenda giudiziaria, non vuole più gestire la società e procede dunque alla sua liquidazione, dopo non aver nemmeno presentato la fideiussione per poter giocare in un campionato dilettantistico.

Nell'estate 2012 l'imprenditore Luca Colangelo diventa presidente della Sanremese, rifonda la società come A.S.D. Sanremese ripartendo dalla Terza Categoria Liguria con disputa delle gare casalinghe a Pian di Poma. Conclude al secondo posto il campionato, perdendo i playoff per la promozione.

Nell'estate 2013 ottiene comunque il ripescaggio in Seconda Categoria Liguria Girone AB, tornando a disputare le partite casalinghe allo Stadio Comunale cittadino.

Nella stagione di Seconda Categoria 2013/2014 la Asd Sanremese riesce ad ottenere la promozione dopo aver disputato i play-off.

Nella stagione 2014 / 2015 l'Asd Sanremese gioca nel campionato di Prima Categoria Liguria. Riesce nella difficile impresa di arrivare ultima e retrocede nuovamente in Seconda Categoria sotto la presidenza del Signor Alessio Graglia.

La nuova società, allenata dall'ex giocatore della Sanremese Valentino Papa per le prime giornate e sostituito a novembre da Roberto Cevoli, riparte così dal campionato di Eccellenza nella stagione 2015-2016 come la grande favorita per la promozione dopo gli importanti acquisti effettuati dal presidente Renato Bersano. Nel campionato di Eccellenza 2015-2016 si classifica al secondo posto a pari merito con il Magra Azzurri, ottenendo nelle 30 giornate di campionato 17 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte, venendo promossa in Serie D 2016-2017 grazie alla vittoria ottenuta nella Coppa Italia Dilettanti 2015-2016, dove ha battuto in finale il Mazara per 2-0. Vince la Coppa Italia Liguria battendo 2-1 in finale il Rapallo, accedendo alla fase nazionale della Coppa Italia Dilettanti. Viene inserita nel girone A assieme all'Alpignano e all'Ardor Lazzate, vincendo il girone con due vittorie su due, qualificandosi ai quarti di finale, dove affronta il Vesna. Nel doppio incontro pareggia 2-2 l'incontro di andata disputato in casa e vince per 3-1 la partita di ritorno, passando il turno. Incontra in semifinale il Fabriano Cerreto, pareggiando la partita d'andata a Fabriano per 1-1, e vincendo la partita di ritorno in casa per 2-1, arrivando in finale alla Coppa Italia Dilettanti per la prima volta nella sua storia[19]. In finale affronta allo Stadio Comunale Gino Buozzi di Firenze il Mazara, che era arrivato in finale superando nel doppio incontro il Cassino, e vince per 2-0 grazie ai gol di Cardini su rigore nel primo tempo, e di Scalzi al novantunesimo minuto. La Sanremese vince la Coppa Italia Dilettanti 2015-2016 per la prima volta nella sua storia, riportando il trofeo in Liguria dopo la vittoria ottenuta dal Savona nella stagione 1990-1991. Grazie alla vittoria viene promossa in Serie D nella stagione 2016-2017